Origini del dolore

Le cause di un dolore, la sua localizzazione, il modo e l’intensità con cui viene percepito, possono essere molto differenti e soggettive, similmente le strategie da adottare per costruire un programma di esercizi adeguati, potrebbero essere diverse.
Quindi la prima cosa da fare, attraverso un’anamnesi, tenendo in considerazione i principi di compensazione, è tentare di risalire alla causa originaria che può avere con l’effetto, un rapporto temporale o spaziale anche molto ampio.
Per semplificare, il dolore ad una spalla potrebbe avere come causa un vecchio trauma subito molto tempo addietro e ormai dimenticato o ancora la disfunzione di un ginocchio e a volte una causa di origine emotiva.
Ad ogni modo vanno tenuti in considerazione tutti i piccoli traumi meccanici o emotivi trascorsi e tutte le anomalie o disfunzioni che possiamo raccogliere dal nostro passato, tentando di capire se questi hanno un nesso con l’attuale problema.
Nel caso in cui la nostra ricerca dovesse avere successo l’attenzione e quindi il nostro programma andrà focalizzarsi non più sul sintomo ma verso la causa originaria.
In ogni caso come vedremo poi nella spiegazione tecnica del percorso antalgico, l’intervento diretto sulla parte sensibile avviene comunque in un secondo tempo quando cioè si è più predisposti e rilassati.
Cos’è il dolore

il dolore viene descritto come “una spiacevole esperienza sensoriale ed emotiva associata ad un danno tissutale attuale o potenziale”:
Non è quindi definito solo dalla sensazione del dolore in sé (trasduzione dello stimolo algogeno da chimico, meccanico o termico, in “segnale trasmissibile”) ma anche dalla trasmissione e modulazione (che ne determinano il come si esprime e l’intensità) e infine dalla percezione cioè il risultato finale, frutto anche di un’interpretazione del sistema limbico e quindi della “personalità” dell’individuo costruita sulle sue origini, i suoi trascorsi, le sue esperienze, ecc.
Il dolore quindi come detto in precedenza ha un’essenza totalmente soggettiva, non è misurabile in modo oggettivo e non può essere valutato e giudicato da chi non ne vive l’esperienza.
Come interagiamo col dolore

Facendo un veloce accenno alla fisiologia, il dolore è rappresentato da un impulso nervoso che in base a particolari condizioni può raggiungere o meno i centri superiori ed essere quindi consapevolizzato (percezione).
Secondo la “teoria del cancello”, considerando 2 tra le diverse tipologie di vie nervose presenti nel nostro corpo ossia le fibre con diametro maggiore perché mielinizzate quindi supportate da uno strato mielinico dette A e le fibre a diametro ridotto, amieliniche dette C,
le fibre A con velocità di trasmissione più elevata non conducono messaggi di dolore inibendo invece, quando impegnate, le fibre C più sottili e lente specializzate invece nella trasmissione dello stimolo doloroso.
Per capire meglio, se con una parte del corpo urtassimo un oggetto, istintivamente cominceremmo a strofinarla o a comprimerla con l’obbiettivo di attenuare il dolore. Questo sistema funziona secondo la teoria del cancello in quanto lo stimolo tattile dato dallo sfregamento e condotto dalle fibre più spesse e più veloci tende a prevalere su quello doloroso dato dal trauma determinando in questo modo la modulazione del dolore.
L’esistenza di questo processo fisiologico indica la volontà del corpo nel rifuggire al dolore ed è per questo motivo che la condizione del “cancello” aperto o chiuso viene determinata anche da altri fattori spesso gestiti non da “riflessi” (quindi determinati inconsapevolmente) ma dai centri superiori:
il dolore trova “il cancello aperto” quando la lesione o il danno sono molto gravi o estesi, l’attività motoria è inadeguata o insufficiente, in presenza di sentimenti negativi (rancore, invidia, ansia, rabbia, paura, ecc.) riposo scadente o insufficiente e alimentazione di scarsa qualità.
Quando le condizioni sopracitate si invertono, il corpo rilascia spontaneamente oppioidi endogeni il cui effetto simile agli oppiacei, determina la riduzione del dolore.
Da quanto detto risulta semplice capire quanto lo stile di vita e l’esercizio fisico possano essere determinanti anche nella gestione del dolore peraltro abbattendo al minimo costi e controindicazioni.
Manifestazioni del dolore

La prima importante distinzione è quella che definisce le differenze fra dolore fisiologico o adattativo che può essere transitorio e/o acuto e il dolore cronico o persistente.
Nel primo caso il dolore viene elaborato sia dal sistema nervoso periferico che da quello centrale al fine di dare atto ad una risposta di sottrazione/allontanamento dalla causa del dolore e creare una memoria esperienziale utile al meccanismo di prevenzione o limitazione del danno.
Il dolore conseguente ad un eccessivo stress fisico nella durata o nell’intensità è un esempio di dolore transitorio della durata di alcuni giorni e per il quale l’intervento con i FANS ha scarso successo.
Traumi meccanici quali distorsioni, fratture, abrasioni, tagli, ustioni sono fonti del dolore transitorio con una forma che inizialmente sarà acuta e andrà a ridursi man mano che il corpo attiverà i dovuti sistemi di rigenerazione per i quali invece l’intervento con FANS può risultare efficace.
Quando il tempo di guarigione si protrae oltre i 3 mesi si entra nel campo del dolore cronico.